Belle news di fine anno
Giugliano, "via dello Sversamento"
ecco le discariche a cielo aperto

Non sono morte, le discariche a cielo aperto. Non è finito, purtroppo, nella regione pur liberata dalla morsa asfissiante dei cumuli, il rischio di rivedere vie, angoli, asfalto e palazzi offesi dall´immondizia indifferenziata. Il vecchio morbo non ha abbandonato la Campania, dopo la drastica cura.
Per respirare il degrado, o rivederlo sotto gli occhi, quando un decreto legge sta per dichiararlo «passato», basta inoltrarsi sotto la pioggia, nei giorni dei consumi eccitati delle feste, sulle pieghe dell´hinterland. Per esempio a Giugliano. Oppure nei recessi del centro storico: vico Primo e secondo Santa Maria Avvocata. O ancora, nella solita retrovia di Cavalleggeri Aosta.
A quarantotto ore dalla parola «fine» sul disastro rifiuti in Campania - la storia nera durata quasi sedici anni, dai primi di febbraio del 1994 al 31 dicembre 2009, domani - bisogna riaffondare dietro le arterie principali per cogliere i cumuli mai estinti, i rischi di rovina mai estirpati, e le mancanze impunite.
Prima tappa, tra Giugliano e Villa Literno. Oltre lo svincolo dell´asse Mediano, dietro l´indicazione che promette il Mercato ortofrutticolo, ci si inoltra lungo Santa Maria a Cubito che offre ai lati collinette di rifiuti fradici, puntuali come orli di un ricamo. Ogni dieci o cinquanta metri, i sacchetti putridi si sono fusi con pezzi di legno, o pnemuatici, legno, amianto. Poi, ecco, a sinistra, aprirsi "via dello Sversamento". La strada senza nome, che non ha targa né indicazione ma la vecchia dicitura letta da un navigatore - SP 141 - si apre su un´immensa distesa di immondizia. Facile contarli: sono 650 metri di rifiuti, a destra e a sinistra. In mezzo passano camion, trattori, auto.
Certo, è la strada che da anni appare ricoperta di masserizie, detriti, scarti. Lo era nei primi anni dello scandalo, lo è sempre rimasta. Luogo dove l´emergenza, e le incrostazioni economiche, sociali e culturali che ne costituiscono l´essenza, non sono mai state espugnate. Una discarica perenne; ma - per beffa degli untori - differenziata. Basta inoltrarsi a piedi per distinguerne le sottosezioni: a sinistra le balle di frammenti di pellami; striscioline blu, rosse, arancio, verde, nero, provenienti dalle fabbrichette abusive di borse, scarpe e guanti.
Più avanti, il cumulo dei televisori pre-digitale. Poi ecco le masserizie delle case che sono state ristrutturate; tre scarpette a quadretti rosa, simili ma spaiate, da bambina, fanno tristemente capolino su un cumulo di ex cornicioni in eternit; c´è il reparto piante con almeno dieci robusti pezzi di tronchi di palme, morte, che giacciono con migliaia di bicchieri, piattini, barattoli, materiale da bar economico di massa; mentre un calcio balilla è una macchia di gioco e colore (sembra funzionante, ma azzoppato) che stride sopra la montagna di resti biologici dove devono banchettare i topi. Poco distante, su un megabarattolo da ferramenta, qualcuno ha adagiato un pezzo di legno, tavolino o panca in una strada deserta. Una "postazione" di prostitute?
Via dello Sversamento è una di quella strade denunciate anche dalla struttura del generale Mario Morelli, uno dei buchi neri che può costare la "defenestrazione" a dieci sindaci della Campania. E tuttavia nessuno ne ha mutato il destino.
Seconda tappa, via Campegna e via della Caserma. Centinaia di sacchetti lasciati marcire con pezzi di auto, radiatori, cemento sbriciolato, mattoncini, parti di sedie e frigo. L´azienda Asìa racconta che ormai i prelievi in quell´area sono frequentissimi, ma anche i trasgressori sono più numerosi. Indirizzo perenne.
Terza tappa, via Ulderigo Masoni, periferia nord. Lì dove la strada sopraelevata non si potè mai completare, la discarica abusiva continua a ingoiare di tutto. La fornitura di ieri consta di trenta pneumatici, pannolini per bimbi, una dozzina di sacchetti, un water, perfino un enorme, coloratissimo, aggrovigliato telone di plastica che, a guardarlo così ripiegato, sembra piovuto giù da un circo, o da una favola finita male.
Quarta tappa, pieno centro. Santa Maria Avvocata, e piazza Eduardo De Filippo. In pochi metri, un abbandono clamoroso: e la solita inciviltà lasciata crescere. Pensare che l´immondizia, a dispetto di campane e contenitori per differenziata, irride ogni giorno il teatro San Ferdinando e la folla "straniera" di artisti, tecnici e spettatori che lo frequentano.
Repubblica30/12/09


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