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Fumarole

Luci e fumarole vulcaniche
inaugurazione bis al Plebiscito


L'installazione dell'artista tedesco inaugurata mercoledì è stata smantellata per non meglio precisati 'motivi di sicurezza'. Sarebbe dovuta restare in esposizione fino al 10 gennaio. Ambrosino (Pdl): 'Un'altra brutta figura per la città, si blocchi il pagamento dei 500mila euro stanziati per l'opera'


di Stella Cervasio



 

Fumarole vulcaniche illuminate dalle stesse lampade servite per i palloni rimossi. Il fumo esce dalle bocche bianche e nere collocate ai vertici di un ideale triangolo tracciato in mezzo a piazza Plebiscito. Più che una nuova inaugurazione, dopo il flop delle precedenti due, si dà il via ai vapori che il vento agita o sparge, facendolo apparire di volta in volta colonna o sbuffo di fumo. Intanto viene alzato il volume alla parte sonora dell´installazione di Carsten Nicolai, rimasta invariata: il movimento della terra vesuviana, trasmesso su una linea telefonica dedicata, viene tradotto in suono da un sintetizzatore attraverso il computer dell´artista e poi amplificato da un impianto ospitato nell´ambulacro di Palazzo Reale.

«È un suono della natura - nota una giovane donna che attraversa la piazza con la madre e il figlio, che ha domandato e ricevuto spiegazioni sull´installazione - il mio giudizio è positivo, tutto sembra armonizzare con l´architettura e con la sua funzione "sociale"». Va bene anche così, in fondo, senza quei giganti trasformati in oscillanti anemometri dal vento forte, la piazza è spazzata dal vento anche stasera, ma si vede e si sente soffiare solo guardando il fumo. Una installazione chiara e più diretta: il Vesuvio scende in piazza. C´è ancora bufera invece sul versante politico. «La rimozione dell´opera d´arte di Nicolai sancisce l´inequivocabile fallimento di Cicelyn e di tutta l´organizzazione dell´evento», dicono in una nota a loro firma tanto il consigliere comunale Pdl Raffaele Ambrosino, quanto il presidente della municipalità di Chiaia Fabio Chiosi.

«Cicelyn ammetta il ridicolo fallimento e chieda scusa alla città, invece di rispondere con acrimonia e rabbia alle critiche. Non si può accettare - continuano - che in fretta e furia venga installata una nuova opera, del tutto arrangiata, pur di non perdere lo stanziamento di 500 mila euro. Sarebbe un´ulteriore mortificazione per la città». Quindi capo della I municipalità e consigliere fanno appello al sindaco «affinché sia evitato un nuovo scempio». «Siamo fieri - concludono Chiosi e Ambrosino - di essere teppisti culturali, come Cicelyn ci ha definito, se questo vuol dire chiedere un utilizzo corretto dei fondi: se servono per la cultura, allora si recuperino monumenti importanti, come il Mausoleo di Posillipo».

L´altro consigliere Pdl Luciano Schifone cerca i "veri" responsabili: «Chi ha esaminato la proposta e chi l´ha approvata deve risarcire i napoletani». Nel suo sito l´associazione civica "Napoli punto a capo" annuncia «trasmetteremo il nostro esposto alla Corte dei Conti ma anche all´Unione Europea per ribadire come vengono spese queste risorse che dovrebbero servire alla Campania per uscire dalla condizione di povertà e non certo per le sperimentazioni di Cicelyn».

La replica del direttore del Madre: «In quindici anni abbiamo fatto cose riuscite meglio o meno, e la polemica mi sta bene, purché sia rispettosa dell´avversario. Parlo di teppismo culturale ogni volta che negano spazio a cose diverse da quelle che piacciono a loro. Per quanto mi riguarda, io i miei errori li ho ammessi».

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