pane avvelenato
Ho trovato questa notizia passeggiando allegramente su internet e mi è passato tutto il buon umore.......ma è possibile mai che in questa città non si può più neanche mangiare o respirare o assolvere a qualsiasi altro bisogno primario? Ma cosa devo dare da mangiare ai miei figli se non mi posso più fidare neanche del pane?
ecco uno dei motivi per cui fuggirei subito da napoli anche se magari non importa a nessuno perchè non sono un "cervello" o almeno non più visto il modo in cui mi sono svenduta professionalmente per campare.
Certe cose, se vuoi saperle, ormai devi leggerle sui giornali stranieri. Ad esempio, la storia dei 1.400 fornai clandestini che a Napoli e dintorni avvelenano lentamente i loro clienti, dal momento che scaldano i forni bruciando i rifiuti.
E poi si dice che l’emergenza rifiuti a Napoli è finita, e la città è linda e lustra come uno specchio…
Del pane cotto bruciando i rifiuti parla oggi, in Inghilterra, il Guardian.
Il Guardian scrive che in base ad un rapporto reso pubblico la scorsa settimana, si sospetta che la camorra sia dietro le 1.400 panetterie illegali operanti a Napoli e nei dintorni.
Chioschi che vendono in strada pane fragrante e caldo a qualsiasi ora del giorno e della notte, ma che lo cuociono bruciando vecchi mobili verniciati, gusci di noce impregnati di pesticidi, perfino il legno delle bare riseumate.
In sostanza, roba in grado di avvelenare lentamente i clienti.
Aggiungasi che le panetterie abusive, oltre al combustibile pericoloso, impiegano manodopera in nero. Per la precisione, migranti clandestini disposti a tutto per un tozzo (appunto) di pane.
La capitale delle panetterie illegali, scrive il Guardian, è Afragola, dove ne sono in funzione un centinaio. Appena 17 sono quelle legali.
Il giro d’affari delle panetterie clandestine è pari a 600 milioni di euro all’anno ed è controllato – prova a indovinare – dalla criminalità organizzata.
Tutte queste informazioni derivano da un’indagine effettuata dall’assessore provinciale all’Agricoltura Francesco Borrelli.
Sul Guardian Napoli, pane che avvelena. 1.400 fornai abusivi lo cuociono bruciando rifiuti

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Commenti
L'articolo è stato scritto da Tom Kington corrispondente da Roma del giornale inglese Guardian e pubblicato il 14 settenbre 2008.
Faceva seguito alla ondata di controlli effettuati alcuni giorni prima che hanno portato alla chiusura di numerosi panifici abusivi e alla denuncia de titolari ma per motivi di evasione fiscale e carenza di igiene, non ricordo che sono stati evidenziati infrazioni relativi all' uso di legna contaminata.
Ti risultano ancora presenti situazioni analoghe sul territorio?
Sò che il pane continua ad essere venduto abusivamente per le strade.
Oltre questa "pratica", di domenica in particolare si aggiunge la vendita di carciofi arrostiti sempre per strada senza che ci sia un controllo da parte delle forze dell'ordine, ma ritengo che anche i cittadini non "segnalano" adeguatamente probabilmente perche sono occasionali clienti e preferiscono che il "servizio" anche se abusivo resti così com'è.
Cordialmente
Genius
ieri mattina ho sentito un commento alla radio (il ruggito del coniglio radio 2) e poi ho cercato la notizia in rete.........mi sembrava una notizia recente! ma se è come dici tu è anche peggio perchè la scoperta di questa pratica immonda non ha avuto seguito........per quanto riguarda la vendita dei prodotti in strada la soluzione è semplice basta non comprarli! per il resto cerco di fare la spesa presso esercenti di fiducia....ma poi chi lo sa!
avendo bambini piccoli (due gemelli di tre anni) cerco di tenermi informata sulle norme europee relative ai prodotti confenzionati e leggo sempre le etichette, ma per i prodotti freschi non so come regolarmi.
Fai bene a cercare informazioni, in particolare per quello che riguarda la tutela della salute, è il dovere di ogni genitore e dovrebbe esserlo per ogni persona sensata, specialmente leggere le etichette che vengono scritte con caratteri volutamente "piccoli" nel tentativo di non "attirare l'attenzione" dell'acquirente ed i particolare della data di scadenza che è rimasto l'ultimo diritto acquisito dal consumatore.
Decisamente diverso per i prodotti freschi, fin quanto acquistiamo frutta e ortaggi, l'occhio e sufficiente per dare un primo giudizio sulla freschezza, ma quando acquistiamo carne o pesce ... diventa un serio problema basato prevalentemente sulla "fiducia" dell'esercente, e il dubbio resta comunque.
Sicuramente è necessario tenere alta la soglia di attenzione.
Cordialmente
Genius
e i pesticidi, l'inquinamento del terreno e delle acque, i mangimi, la conservazione nelle celle frigorifere, il processo di congelamento e scongelamento..........dove li metti! ad esempio preferisco comprare le uova confezionate con indicazione della data di deposizione e confezionamento oltre che di scadenza (per capirci tipo granarolo) piuttosto che le uova fresche del campagnolo.........non mi fido!
La filiera della lavorazione viene "controllata" anche dalle etichette che obbligatoriamente per i prodotti freschi confezionati, tipo uova, pollo, tacchino, carni, pesce, ecc. acquistati ad esempio acquistati nei negozi della grande distribuzione vengono indicati in etichetta.
Ad esempio vengono indicate la provenienza (nazionale, estero, oppure regione), la data di raccolta, e la data massima per il consumo senza che il prodotto abbia perso le caratteristiche.
Fin qui tutto bene,
inizia ad andare male quando ci si ritrova ne banchi frigoriferi del pesce scaduto, che sò merluzzo, sogliole, polpi, ecc. che vengono "ringiovaniti" eliminando le confezioni e venduti nei banchi dei surgelati "sfusi", oppure quando a causa di black-out elettrici prolungati o per guasti ai compressori dei frigoriferi che provocano lo scongelamento dei prodotti perdendo il ciclo del freddo, in molti casi la merce NON viene buttata, ma RICONGELATA, tanto il cliente del "giorno dopo" non se ne accorgerà.
L'assenza di "processi di controllo" consente agli esercizi "legali" di comportarsi in maniera fraudolenta ai danni del consumatore che ignaro acquista a "prezzo intero" un prodotto NON IDONEO .
Le norme esistono e probabilmente sono anche troppe, il problema è esclusivamente di tipo gestionale: il CONTROLLO che raramente è efficace e puntuale in quanto inadeguato alle esigenze del cittadino.
Cordialmente
Genius
Montesanto, un'esplosione di colori, voci e sensazioni napoletane... quando vivevo fuori e tornavo occasionalmente a Napoli, ci andavo apposta almeno una volta, per riacquisire quella sensazione di appartenenza ad un luogo.
Oggi, ci passo tutti i giorni, con lo stesso entusiasmo di quando ci passavo "da turista", eppure ho l'occasione di osservare più particolari, ed è interessante farlo sia attraverso la prospettiva napoletana che quella partenopea.
Da "napoletana", dico che il pesce ed il pane venduti praticamente sul marciapiede mi ispirano un senso quasi di "maggiore freschezza", come se il fatto che questi alimenti sfuggono alla logica delle centinaia di controlli, li rendesse più autentici.... Da "partenopea", dico che pensare a quanti gas, batteri e smog vanno su quegli alimenti, mi fa sentire male - e mi sembra incredibile che gli esercenti che espongono la merce in strada riescano a farlo come se fosse normale.
è un fatto culturale, è un fatto culturale....
amatolamberti
Non facciamo troppi sofismi. Le leggende metropolitane, come quella del pane cotto con il legno delle bare, si inscrivono nel lavoro di denigrazione della realtà napoletana fatta da persone di pochi scrupoli. Ma la situazione è veramente grave perchè il territorio della Campania è avvelenato dagli sversamenti abusivi di rifiuti e liquami.
CONFESSO CHE NEL PERIODO DELL'EMERGENZA RIFIUTI CERCAVO PRODOTTI NON PROVENIENTI DALLA CAMPANIA.........MI SENTIVO UNA TRADITRICE ANCHE PERCHE' SI DICE CHE DURANTE LE EMERGENZE CI SONO PIU' CONTROLLI E SI PUO STARE PERSINO PIU' TRANQUILLI CHE NEI PERIODI NORMALI; MA SIAMO POI COSI' SICURI CHE TUTTI I PROBLEMI DI QUESTO GENERE SIANO CIRCOSCRITTI AL NOSTRO TERRITORIO E CHE ABBIAMO IL MONOPOLIO DI MALEFATTE DI TUTTI I GENERI?
non siamo soli e la cosa non è consolante, considerando ad esempio gli allevamenti di maiali lombardi dove sono stati riscontrati elevati livelli di diossina nella carne degli animali, ma anche nelle patate, o della mortadella in emilia romagna o dei bovini sardi e pugliesi.
Quindi NO non siamo sicuri, non è un problema solo campano è un problema che riguarda tutto il territorio nazionale e ovviamente in Europa il problema è analogo.
Nasce dal "Profitto" per ingrassare più rapidamente i capi di bestiame da allevamento si "modificano" i mangimi per accellerarne la crescita, e paghiamo le conseguenze dopo anni, vedi mucca pazza, aviaria, la peste suina, l'Afta epizoica, il manzo agli ormoni, che sono diventati noti all'opinione pubblica dopo aver constatato le alterazioni letali che provocava sull'organismo umano.
Ma il profitto è il valore "principale" e gli interessi sono "troppo elevati" per impedirne con determinazione "gli effetti".
amatolamberti
non consoliamoci con l'idea che anche altrove si producono cibi inquinati. La differenza è che altrove sono imprese che imbrogliano e delinquono, da noi il territorio, l'intero territorio, è inquinato da migliaia e migliaia di tonnellate di rifiuti tossici sotterrate da anni e che continuano ad essere sotterrati.I contadini e gli allevatori sono onesti ma coltivano terreni inquinati e allevano animali in territori inquinati.Sono avvelenate le piante, gli animali, gli uomini.
Vero i problemi sono diversificati tra nord e sud, il territorio campano è diventato lo sversatoio del nord con la comlicità della camorra e ha un coefficiente di inquinamento elevatissimo in particolare il territorio casertano.
Tuttavia non credo che il contadino o l'allevatore campano sia così "onesto", non credo, ad esempio, che il contadino che coltiva i suoi terreni a cento metri dalla discarica di Ferrandelle non sappia che la struttura di cemento, realizzata per contenere i rifiuti, è collassata sotto il peso eccessivo dei rifiuti e i liquami tossici stanno penetrando nel terreno e nelle falde acquifere sottostanti, che vengono utilizzate per irrigare i campi, e di conseguenza viene assorbito dai vegetali ed entra a far parte del ciclo alimentare.
Quindi presumo che continua la propria attività consapevole che i suoi prodotti "non sono salubri" tuttavia non può comportarsi diversamente in quanto quel terreno è la sua risorsa di reddito, forse l'unica fonte di "profitto".
Quello che non è tollerabile che il gli enti locali, consapevoli del fatto, quindi complici, non hanno preso provvedimenti per la tutela della salute pubblica impedendo di coltivare in prossimità di questi siti, come non hanno intrapreso iniziative per monitorare e controllare la tossicità dei "terreni sospetti".
Questa "consapevole e complice inattività, produce a mio giudizio "rischi" alla salute pubblica che non possono essere ne quantizzati ne risarciti, il cittadino è "senza tutela".
I Prefetti e i Sindaci si giustificano dichiarando che queste aree non necessitano di ulteriori interventi, hanno i certificati della protezione civile che garantisce l'idoneità dei siti di stoccaggio, ma un "foglio di carta" garantisce la "verità"?
Cordialmente
Genius
amatolamberti
In quasi tutta la Campania, in particolare nelle province di Napoli e Caserta, bisognerebbe avere il coraggio di dire che non si può coltivare nulla per uso alimentare. Le coltivazioni dovrebbero essere utilizzate per uso industriale, ad esempio per fare biodiesel. I contadini non perderebbero reddito, anzi potrebbero incrementarlo, e i cittadini - consumatori non finirebbero avvelenati.