Skip to Content

Nuova vita per rifiuti e detenuti

Beh, in effetti due cose non mancano a Napoli, i rifiuti e i detenuti.

Leggete questo lancio di ANSA del 10/08/10

 

Un progetto di lavorazione dei rifiuti che darà lavoro a quindici detenuti del carcere di Secondigliano (Napoli) verrà presentato il 12 agosto nel corso di una conferenza stampa cui prenderanno parte Franco Ionta, capo dell'amministrazione penitenziaria, Sebastiano Ardita, direttore generale dei detenuti, Tommaso Contestabile, provveditore regionale dell'amministrazione penitenziaria e Liberato Guerriero, direttore dell'istituto penitenziario di Secondigliano.

I quindici detenuti interessati dal progetto hanno partecipato a un corso di formazione professionale della Regione Campania, all'interno del carcere di Secondigliano. Il centro penitenziario di Secondigliano, aderendo al protocollo d'intesa tra il consorzio ed il Dap, in data 21-01-2009, ha sottoscritto una specifica convenzione con la quale è stato concesso alla Coop. Liasa 97 (poi trasformata nella Secondigliano Rifiuti) l'uso di un terreno di circa 2.500 mq all'interno della struttura, da impiegare per la installazione dell'impianto per la lavorazione dei rifiuti, ottenendo come contropartita l'impegno all'assunzione dei detenuti.

Sono quindici, destinati ad aumentare, i soci della Secondigliano Recuperi, scelti tra i detenuti che hanno partecipato ad un corso di formazione professionale della Regione Campania sulla raccolta differenziata dei rifiuti, che avranno una opportunità di lavoro all'interno dell'istituto con grandissime prospettive anche per il dopo fine-pena. Oltre a gestire i rifiuti interni, la Secondigliano Recuperi opererà a pieno titolo nel territorio urbano, cercando di offrire un contributo sostanziale al superamento dell'annoso problema dello smaltimento dei rifiuti e offrendo opportunità lavorative stabili.

"Il progetto per la lavorazione dei rifiuti all'interno del carcere di Secondigliano - afferma Ionta - è un esempio di virtuosa collaborazione e interazione tra carcere e territorio, un'occasione per impiegare i detenuti in un'attività di grande utilità sociale, offrendo loro la possibilità di acquisire competenze che potranno utilizzare una volta che avranno pagato il loro debito con la giustizia. Il lavoro socialmente utile - prosegue Ionta - è certamente una strada da percorrere e potenziare affinché il carcere possa offrire, attraverso il lavoro, un'occasione di reinserimento sociale".

Forse dovremmo proporre un cambio: dentro i fannulloni che il posto lo hanno già e non puliscono, fuori i detenuti per un'altra opportunità nella vita.

4679630.000m
1189460.000m
4153380.000m

Commenti

Nessuno ha commentato questo pensiero
Siamo già
imprese