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Tre sfide per Napoli

di DOMENICO DE MASI

Se aguzzate bene la vista, sul retro del vostro I-phone riuscirete a leggere «Designed by Apple in California, assembled in China». Illudersi di assemblare prodotti sotto il Vesuvio meglio di quanto già facciano le fabbriche cinesi, significa stressare la nostra realtà destinando molte imprese e molti giovani al fallimento. Tutt'altro che perse, invece, sono tre sfide: la produzione dei contenuti che le tecnologie possono veicolare; la produzione di estetica con cui nobilitare i prodotti e i servizi; la produzione di qualità della vita attraverso nuovi modelli di benessere. Tutte e tre queste sfide si vincono attraverso quell'ibridazione di cultura umanistica e cultura scientifica di cui noi siamo maestri, avendola praticata fin dal Rinascimento. Se nella vecchia società industriale, centrata sulla produzione di beni materiali, si combatteva il sottosviluppo portando le fabbriche siderurgiche nelle zone rurali con la speranza che, dal nuovo benessere materiale, derivasse anche la crescita civile; nell'attuale società postindustriale, centrata sulla produzione di beni immateriali, si combatte il sottosviluppo portando le fabbriche della cultura nelle regioni arretrate e sperando che, insieme alla crescita civile, arrivi anche lo sviluppo economico. Abbiamo due esempi sotto i nostri occhi: Pomigliano e Giffoni. A Pomigliano si sono svenati per traghettare l'area rurale verso la società industriale attraverso un costosissimo stabilimento automobilistico che ha provocato squilibri economici, illusioni consumiste, degrado urbanistico. A Giffoni, con pochissimi soldi, il Film Festival ha aiutato la comunità rurale a saltare direttamente nella società postindustriale, senza passare attraverso la fase industriale, ottenendo uno sviluppo equilibrato economicamente, civilmente, esteticamente. Gubitosi batte Marchionne due a zero, puntando sulla cultura, sul turismo e sulle nuove generazioni. Ciò significa che, in funzione dello sviluppo socio-economico della nostra regione, le strategie e le decisioni dei nostri assessori alla Cultura e al Turismo (una trentina di persone in tutta la Campania), sono ben più rilevanti delle strategie e delle decisioni prese dal consiglio di amministrazione della Fiat. Oggi il contributo di questi settori al Pil regionale non supera il 20%. Se nei prossimi quattro anni salisse al 30%, questi assessori resterebbero nella storia delle nostre terre come i primi rappresentanti politici capaci di traghettarle verso la post-modernità. Un sistema è malato non quando è privo di risorse, ma quando non riesce a metabolizzare le risorse che ha. La Campania straripa di risorse: sei milioni di abitanti in 551 comuni che, messi in sinergia, possono ospitare milioni di turisti spalmati su tutte le stagioni dell'anno, richiamati da natura, eventi e monumenti che convivono nella medesima regione. Vanificare il circuito vir tuoso tra turismo e cultura significa contrastare la vocazione naturale dei nostri giovani e sprecare le uniche risorse che non rischiano di essere delocalizzate nel Terzo mondo. Già parecchi anni fa, rispondendo a un'inteqellanza parlamentare, Tony Blair confess : «Non è colpa mia se il Pil dell'Inghilterra dipende pi dalla musica rock che dalla siderurgia». Allora i lavoratori che svolgevano mansioni intellettuali non superavano il 50% di tutta la popolazione attiva. Oggi, in Inghilterra come in Italia, sfiorano il 70 per cento. E' un bene o un male che l'asse dell'economia si sposti rapidamente dalla produzione di beni materiali alla produzione di idee, di estetica e di benessere? Per il Sud è una manna celeste!

dal Corriere del Mezzogiorno, 22 agosto 2010

 

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Commenti

"............non riesce a metabolizzare le risorse che ha"

perché alla Campania manca un alleato indispensabile che è la comunicazione.

La cultura di massa oggi è costituita purtroppo da ciò che le  televisioni trasmettono.                                      Il prodotto che si deve vendere in televisione è quello che gli utenti gradiscono. E se essi gradiscono sentire solo notizie negative sulla Campania e Napoli in particolrare, allora qualsiasi aspetto positivo che questa città e questa regione possono offrire non va assolutamente rappresentato, semplicemente perché è un prodotto che il mercato televisivo non vende.
Il prodotto "Napoli" che si vende agli utenti deve suscitare in essi solo ed esclusivamente i seguenti sentimenti:  ORRORE, ILARITA', SCHIFO, PAURA, PATETICA COMPRENSIONE, ecc.

Il turista si reca nei luoghi più pericolosi del mondo, dove i mali che troviamo a Napoli sono moltiplicati per dieci, come in Asia, Sud America, Africa, ecc, perché quei luoghi sono consigliati dai tour operator, dalle televisioni, dalle riviste specializzate.  

Gubitosi batte Marchionne due a zero, perché il festival di Giffoni rappresenta l'eccezione che conferma l'esistenza della regola. Considerato come un altro pianeta, Giffoni non viene associata all'idea  "Campania" -così come avviene per Capri che non viene associata all'idea "Napoli"-   e quindi se ne può parlare in termini molto lusinghieri. 

Qualsiasi sforzo, quindi,  teso allo sviluppo dell'industria  del turismo rimane vano se non si realizza un uso equo e corretto dell'informazione televisiva.

Saluti
  Carrispo

 

..pienamente d'accordo. Su questo aspetto Città di Partenope gioca un ruolo importante. L'idea di riconvertire l'immagine comunicata generalmente dai media è alla base del progetto. Nel nostro piccolo abbiamo diffuso l'idea di un' "altra Napoli" su giornali, radio e tv anche all'estero. Cito ad esempio il servizio della BBC su Città di Partenope dello scorso febbraio che ha raggiunto circa 150milioni di ascoltatori nel mondo. Se avessimo più fondi, potremmo fare molto di più per portare il "consumatore" ad un'adeguata percezione del "prodotto Napoli”, anche senza nascondere i suoi innegabili difetti. I Cittadini di Partenope hanno dimostrato, anche attraverso gli eventi a New York e Tokyo, di poter cambiare la percezione di Napoli avendo dato il via a quello che in gergo pubblicitario si chiama "brand activation" applicandolo ad una città.

L'idea ha interessato intellettuali di ogni parte del mondo (basta leggere un po' di rassegna web). Ha interessato un po’ meno le nostre Istituzioni locali che non hanno cavalcato più di tanto la nostra battaglia. Ma i risultati raggiunti anche in termini mediatici hanno dimostrato che se cambiare Napoli è difficile, cambiare l'immagine di Napoli ed in particolare quella suoi cittadini e riportarla alla sua realtà, si può.
Si può anche modificare la prospettiva dei cittadini e riaccenderne la voglia di ricominciare sulla promessa di un codice etico condiviso, si può far diffondere in maniera virale un atteggiamento virtuoso e coinvolgere scuole, mondo del lavoro, forze dell'ordine e le stesse classi dirigenti. Persino le nostre comunità all'estero ci fanno sentire il loro applauso di incoraggiamento.

Naturalmente di pari passo dovremmo far nascere politici all'altezza del compito capaci di migliorare il "prodotto". E qui casca l'asino. Esiste una classe dirigente pronta a lavorare per i reali interessi della città e non per i propri? Partenope può sensibilizzare i cittadini verso una cittadinanza attiva e responsabile, verso i principi del senso civico, il che vuol dire anche votare amministratori seri e slegati dalle dinamiche che ben conosciamo e che spesso passivamente accettiamo. Ma esistono candidati che rispettano pienamente -ad esempio- il nostro codice etico
Forse sarebbe utile far sentire di più la nostra voce scrivendo qui nel sito e condividendo la discussine in altri siti e partecipando numerosi ai nostri eventi e iniziative. O ancora, usando il Partenope Kit per diffondere il senso civico, invitando altre persone a Partenope, ma anche denunciando più spesso alle forze dell’ordine l’irregolarità mascherata da normalità e le piccole e grandi illegalità che si ripropongono ai nostri occhi a volte un po’ rassegnati. Sentirsi Partenopei è un buon inizio per comunicare di più e meglio la nostra vera identità, in città, fouri città e al momento delle nostre scelte.

 

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