Mozart ritorna a Palazzo Caracciolo
Dopo anni di restauro, ha riaperto Palazzo Caracciolo di Santobuono, un edificio storico imponente diventato un albergo extralusso. Dalla rinascita di questo pezzetto di città, parte il progetto «Mozart Guaglione».
L'’idea è di Fiammetta Greco dell’Associazione Neuhaus e Dario Cusani della Fondazione «G.L.Cusani», napoletani ma da tempo romani d'aozione e animatori di progetti di formazione e integrazione sociale dei giovani. L'iniziativamira a riqualificare la strada della basilica di San Giovanni a Carbonara mettendo in campo un percorso sulle tracce gotico-medievali.
Palazzo Santobuono (San Giovanni a Carbonara 111 e 112) sorse nel luogo che un tempo veniva utilizzato per giostre e tornei, ma anche per risolvere delle liti personali con duelli all’ultimo sangue. Infatti, proprio per assistere a questi eventi, nel XIII secolo, Carlo I d’Angiò decise di far costruire un palazzo che, successivamente, il nipote Roberto, donò a Landolfo Caracciolo per i servigi prestati alla corona. Successivamente, nel 1584, Giovan Antonio Caracciolo, principe di Santobuono, acquistò l’edificio e alcuni palazzi circostanti per edificarvi la propria dimora. La facciata venne realizzata su quattro livelli e, in quello più basso, si aprono un paio di portali dai quali si accede ad un porticato in piperno e ad un giardino (ancora oggi sono visibili alcuni elementi della vecchia struttura trecentesca). In seguito, nel 1647, durante la rivolta di Masaniello, la nobile famiglia Caracciolo, mal vista dalla plebe, fu costretta a fuggire e il palazzo venne saccheggiato.
Tra gli ospiti illustri del palazzo si susseguirono Antonio Giudice, principe di Cellamare, e la moglie Anna Camilla Borghese nel 1693, ed Emanuele Maurizio di Guisa-Lorena, meglio ricordato come principe d’Elbeuf, arrivato a Napoli per comandare un reggimento di cavalleria dell’esercito reale e, suo malgrado, passato alla storia per aver scoperto i primi resti di Ercolano mentre effettuava degli scavi per la costruzione di un pozzo freatico; infine, durante il periodo francese, il generale Championnet vi abitò per un breve periodo prima di essere richiamato in patria nel 1799. In seguito l’edificio rimase disabitato, sebbene ancora in possesso della famiglia Caracciolo. In seguito venne utilizzato dal Ministero degli interni come caserma e, poi, venduto separatamente a varie attività commerciali e a privati.
Fonte Corriere del Mezzogiorno


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