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L'isolotto di Vivara riapre ai turisti

Una buona notizia per turisti e amanti della natura: dopo anni di attesa, nell’autunno del 2010 riaprirà finalmente a tutti l'isolotto di Vivara. Questo l’impegno preso oggi dal presidente della Fondazione Ospedale civico «Albano Francescano», proprietaria dell’isolotto, Mariano Cascone, e dal presidente dell’Ente di gestione della riserva naturale «Isola di Vivara», Maurizio Marinella, a cui, oggi, sono state ufficialmente consegnate le chiavi del cancello di accesso all’isola. Una consegna che mette il comitato di gestione nella possibilità di poter espletare le attività di propria competenza. «Oggi - ha detto il presidente Cascone - è un giorno storico che rappresenta il primo passo per riconsegnare alla cittadinanza procidana e alla comunità più in generale l’isola di Vivara».

Da almeno 10 anni, infatti, l’isolotto è interdetto al pubblico. Una storia travagliata quella dell’isola: diventata proprietà del Comune di Procida agli inizi del Novecento, passò successivamente nella disponibilità di un medico di una nota famiglia procidana che, alla sua morte, ne fece lascito alla fondazione. Un gesto simbolico, quello della consegna delle chiavi, per consentire agli uomini del comitato tecnico-scientifico, guidato da Fabio Procaccini, di effettuare i sopralluoghi necessari per valutare lo stato dei luoghi e gli interventi da realizzare. Uno step che darà il via, dunque, alla seconda fase che porterà concretamente alla riapertura al pubblico dell’isola nell’autunno del 2010, data in cui saranno completati anche i lavori di ristrutturazione del ponte di collegamento avviati a ottobre dalla Regione Campania. «Tra 15 giorni - ha detto Marinella - avremo il quadro esatto della situazione e con la redazione del piano di gestione saranno predisposti tutti gli interventi necessari per mettere in sicurezza e rendere fruibile l’isola».

E sempre nel piano di gestione, saranno dettate le modalità di apertura al pubblico dell’isola con il prioritario obiettivo di tutelare i luoghi di quella che resta una riserva naturale. Una Vivara che tornerà, dopo circa 10 anni, ad essere vissuta. Diverse le attività, compatibili con la tutela dell’ambiente, che la proprietà e l’ente di gestione stanno pensando di realizzare: fattorie didattiche aperte alle scolaresche, un maneggio, punti di osservazione degli uccelli, percorsi di trekking e un piccolo punto di ristoro. Attività che potrebbero essere realizzate utilizzando gli immobili presenti sull’isola. Immobili risalenti al Seicento e riserva di caccia dei Borbone, che oggi versano in cattive condizioni e, quindi, necessitano di interventi di ristrutturazione. E proprio per poter effettuare i lavori, il presidente Cascone ha lanciato un appello alle istituzioni, Regione e Provincia, affinchè diano un sostegno economico. Appello accolto dall’assessore provinciale ai Beni paesaggistici e vicesindaco di Procida Luigi Muro che ha confermato l’attenzione dell’ente di piazza Matteotti su Vivara affermando «che i contributi economici ci saranno su un progetto coerente che metta insieme tutela del territorio e sviluppo».

UN TESORO DELLA NATURA:

Verde mezzaluna in mezzo al mare,Vivara costituisce la porzione occidentale di un cratere vulcanico emerso circa 40mila anni fa.Laltra meta' dell'antico vulcano è costituita dal promontorio della collina procidana di Santa Margherita vecchia.Insieme racchiudono il braccio di mare detto "Golfo Del Genito".L'isolotto,una superficie di 32 ettari,è un tesoro botanico,faunistico,archeologico.Un Eden scampato al turismo speculativo di massa che tanti danni ha arrecato alla nostra Campania Felix. Vivara è coperta da un'intensa macchia mediterranea:euforbie,lecci,corbezzoli,mirti.Lesplosione primaverile dei cespugli e dei fiori- narcisi,trifogli,ferule,euforbie,orchidee-fanno di Vivara una montagna incantata dove riposano durante la migrazione migliaia di uccelli.

Un centro di inanellamento,costruito nel 1974 dall' allora guardiano volontario dell'isolotto,Giorgio Punzomun docente napoletano di scienze naturali che aveva venduto tutti i suoi beni per tuffarsi in questa avventura,ne ha registrato 29,185,di 91 specie diverse.Ma a Vivara è anche passata la storia delle prime migrazioni e dei commerci dei popoli antichi.Una missione archeologica ,condotta dagli studiosi Massimiliano Marazzi e Sebastiano Tusa,sulle intuizioni e ricerche,condotte negli anni 30 dal professor Giorgio Buchner,ha portato 40 anni fa alla scoperta di numerosi reperti micenei,risalenti all'eta' del bronzo,circa 1500 anni prima di Cristo.

Le successive prospezioni subacquee dirette dal porfessor Claudio Mocchegiani Carpano hanni confermato l'esistenza di un approdo sottomarino a circa 10 metri di profondità.Vivara,donata nel 1940,dai fratelli Biagio e Domenico Scotto Lachianca,che l'avevano gestita come azienda agricola,all opera pia "Albano Francescano",nel 1972 scampo' al progetto della "Vacamar" che mirava a farne un villaggio turistico,in grado di oospitare 1500 persone al giorno.La protesta degli ecologisti-in prima linea Lello Capaldo e Gianni Lubrano di Ricco-fecero fallire l'iniziativa. Vivara fu presa in fitto nel 1973 dalla Regione Campania,fino al 2004,e non piu rinnovato.

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Commenti

Io frequento e amo Procida e non ho mai capito perché non venga valorizzata come Ischia e Capri. Si dice che molti isolani non vogliano che l'isola si riempia di turisti in quanto molti sono imbarcati e stanno lontano dalle mogli per mesi e mesi. I cosiddetti marittimi dunque, gelosi delle loro donne, preferiscono che l'isola resti così com'è, cioè la timida sorella minore del nostro arcipelago un po' sciatta e malandata, con un turismo davvero marginale. Se questo sia veramente il motivo del visibile degrado presente sull'isola non lo so, ma è un peccato vedere tanta "materia prima" in stato di abbandono. Mi riferisco per esempio all'Abbazia e l'intero borgo antico di Terra Murata, o al porticciolo della Corricella in cui l'impianto fognario non viene terminato, con conseguente cattivo odore su tutta la banchina.
Questa di Vivara è un'ottima notizia, speriamo che si rispettino davvero i tempi, ma poi i turisti ci verranno mai?

Credo sia importante potenziare i collegamenti marittimi tra Campania ed isole.

Per quanto riguarda la questione degli uomini gelosi, voglio sperare che sia solo una "leggenda isolana"!

  • Nel 2001 Vivara è entrata nel Guinness dei primati grazie al ponte tibetano più lungo del mondo, costruito tra il promontorio di Santa Margherita a Procida e l'isolotto di Vivara. Il ponte, lungo 362 metri, fu realizzato tra il 2 e il 10 luglio 2001 utilizzando 40 tubi Innocenti, 40 morsetti, 34 picchetti di un metro e mezzo, 2500 metri di corda, 500 m di cavi d’acciaio, 1 trivella e 1 verricello.


  • Nel 2006, durante una conferenza stampa, Maurizio Marinella, proprietario dell'omonimo e celebre atelier, nonché presidente della "Riserva Statale Isola di Vivara", ha presentato una cravatta dedicata all'isola di Vivara.

Cordialmente
Genius

 


L’isolotto di Vivara rappresenta uno degli ultimi esempi di conservazione integrale di un
patrimonio naturalistico una volta comune all’intero Golfo di Napoli.
La salvaguardia di questo patrimonio deve avvenire non con la semplice esclusione dell’uomo dall’habitat dell’isolotto ma mediante la fruizione controllata e sostenibile dell’ecosistema, con la messa a disposizione per fini didattici, scientifico-naturalistici, storico-archeologici ed anche turistici di Vivara in modo che venga ad accrescersi la sensibilità ambientale dell’intera popolazione.
Vivara, oggi sottoposta allo speciale vincolo di Riserva Naturale dello Stato, è stata sottratta, anche grazie all’intervento della Regione Campania, ad ogni speculazione e cementificazione ed oggi, con la crescita della coscienza ambientale, la Riserva si propone come mezzo per “mettere a punto” una gestione dell’isolotto in grado di coniugare la necessità di salvaguardare l’ambiente naturale ed il diritto di tutti, ricercatori, naturalisti e semplici cittadini e/o turisti, a fruire del bene.
 
Cordialmente
Genius

Sento spesso dire che Napoli è una città che potrebbe vivere solo di turismo, ma che purtroppo non subisce tutto il successo sperato, perché a volte le cose belle che la nostra città ha da offrire sono conservate male e altre invece perché addirittura sono abbandonate.

Finalmente questa buona notizia di Procida, speriamo che sia segno di una maggiore attenzione sui tesori che abbiamo e che molto spesso dimentichiamo.

Non è indispensabile cementificare per attirare turismo, è necesserio tutelare il territorio da scempi speculativi e mantenere il più possibile il territorio "naturale" così come è, e non come è successo con l'autorizzazione di creare una discarica nel parco nazionale del vesuvio per togliere la spazzatura dalla "vista" della città di Napoli.

Cordialmente
Genius

Da:Wikipedia,l'enciclopedia libera

Il Grand Tour era un lungo viaggio nell'Europa continentale effettuato dai ricchi giovani dell'aristocrazia britannica a partire dal XVII secolo e destinato a perfezionare la loro educazione con partenza ed arrivo in una medesima città. Questo viaggio poteva durare dai pochi mesi fino a 8 anni. Le destinazioni principali erano la Francia, l'Olanda, la Germania, ma aveva come obiettivo privilegiato l'Italia e Roma in particolare, e di norma includeva le tappe di Venezia, Firenze, Bologna, Napoli, talvolta Pisa, e poi i Campi Flegrei, i centri vesuviani, Paestum, potendo raggiungere anche la Sicilia.

Preservando i nostri luoghi,preserviamo la ragione per cui l'aristocrazia britannica aveva come tappa obbligata Napoli,Paestum e soprattutto i Campi Flegrei.

O.

amatolamberti
attenti alle approssimazioni. Non portano da nessuna parte e non aiutano ad affrontare i problemi. Procida è stata per molti secoli un penitenziario abitato da ergastolani che lavoravano nel carcere (Terra murata era dentro il carcere  cosiddetto borbonico.Non c'è mai stata abbazia a Procida). Sono 70-80 anni che Procida non è più un penitenziario. Ci vuole un pò di tempo per cambiare fisionomia. Capri deve la sua fama agli intellettuali europei che l'avevano scelta come rifugio. Napoli era l'ultima tappa del Grand Tour, che era un viaggio di studio e di conoscenza per artisti, scrittori e intellettuali che non venivano a Napoli per fare i turisti ma per fare una sorta di discesa all'inferno. Nietzsche attraversò Napoli diretto a Capri in una carrozza con le tendine chiuse. Il marchese de Sade venne a Napoli per scrivere Justine perchè riteneva che Napoli fosse il luogo migliore per sviluppare la sua visione del mondo. Con il turismo tutto questo ha poco a che fare. Si è scritto molto sui viaggiatori stranieri. Vi consiglio DADAPOLIS di Fabrizia Ramondino, pubblicato da Einaudi, oppure "IL GIARDINO DELL'IPERBOLE. La scoperta del Mezzogiorno da Swinburne a Stendhal"  di Atanasio Mozzillo, uno storico che ha scritto molti testi sui viaggiatori stranieri nel Mezzogiorno.

Ciao Prof, sono d'accordo con te, preciso solo che mi riferivo all'Abbazia di San Michele che è a Procida Terra Murata (http://www.abbaziasanmichele.it/)

Nessuna approssimazione.So bene che i viaggiatori europei non venivano qui a Napoli con spirito da turista con macchinetta fotografica.La mia non era una approssimazione,bensì una maniera alternativa di ribadire quanto scritto nel messaggio:preservare i luoghi,tutto qui.



O.

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