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L'Aquila senza FONDI (by Genius)
 
L'AQUILA  6 agosto 2009 - I fornitori di mezzi per la messa in sicurezza delle opere d’arte minacciano di bloccare gli interventi. La credibilità del governo si gioca tutta sulla capacità di dare un tetto agli sfollati.
Le telefonate si sono fatte sempre più frequenti. Quasi non passa giorno, ormai, senza che qualche ditta chiami per avere informazioni sui pagamenti, minacciando di bloccare le forniture.
Quattro mesi di lavoro senza alcun anticipo, specialmente in un periodo di crisi economica come questo, cominciano a creare seri grattacapi anche alle aziende più solide.
Ma la risposta fornita dal vicecommissariato della Protezione civile, che ha la delega ai beni culturali, è sempre la stessa: aspettare. Le preoccupazioni delle società che stanno fornendo i mezzi ai vigili del fuoco per la messa in sicurezza di chiese e monumenti sono più che giustificate.
Fra le numerose ordinanze firmate da Bertolaso, infatti, non ce n’è nessuna relativa al patrimonio storico-artistico.
La credibilità del governo (e del presidente del Consiglio, che ci ha messo la faccia) si gioca sulla capacità di dare un alloggio a 20mila aquilani entro l’autunno, come promesso. E così per i semplici puntellamenti delle opere d’arte, meno appariscenti, non è stato messo un quattrino.
Il ministro Bondi aveva assicurato 50 milioni per consolidare i siti culturali ed evitare nuovi crolli, ma a oggi non è ancora arrivato nulla.
«Il 29 maggio abbiamo chiesto una prima tranche di 16 milioni per gli interventi basilari e iniziare a pagare le ditte, che minacciano di interrompere le forniture, ma siamo bloccati perché non abbiamo ricevuto accrediti», fanno sapere dal vicecommissariato.
Allo stato attuale per gli edifici storici crollati la notte del 6 aprile ci sono soltanto 430mila euro, quelli raccolti con una sottoscrizione pubblica lanciata dal ministero dei Beni culturali.
Intanto il passivo aumenta e ha già raggiunto i 3 milioni: metà per l’affitto delle gru, metà per i materiali impiegati, come legname, tiranti in acciaio, fasce in poliestere e utensileria varia. Di questo passo sarà lunghissimo anche solo rinforzare tutti i siti danneggiati (oltre mille), senza contare che ogni scossa superiore al terzo grado continua ad aggravare le lesioni agli edifici.
Di conseguenza il recupero completo del patrimonio, la cui stima si aggira sui 3 miliardi, appare come una chimera. «Il vicecommissario Marchetti e il direttore regionale Reggiani sono stati lasciati soli a fronteggiare una situazione drammatica », attacca il segretario della Uil-Beni culturali Gianfranco Cerasoli.
«A oggi stanno operando entrambi a loro rischio personale, perché rispetto alla somma necessaria non ci sono assolutamente le risorse per continuare a fare i puntellamenti e la messa in sicurezza del patrimonio».
Una situazione incandescente, che però trapela a fatica dietro la cortina fumogena imposta dalla Protezione civile chiamata a gestire l’emergenza.

Come per ogni altro ambito dell’affaire L’Aquila, infatti, la squadra di Bertolaso ha imposto un rigido controllo di tutte le informazioni in uscita.
Anche tra i funzionari ministeriali regna la massima prudenza, dato che entro Ferragosto dovranno essere nominati i nuovi direttori generali e quelli regionali. «E l’Abruzzo non ha avuto nessuna deroga», dice laconicamente Anna Maria Reggiani, in scadenza per la guida dei Beni culturali della regione.
«Mi auguro solo ci si renda conto che un cambiamento in corsa potrebbe essere controproducente». Le imprese, dal canto loro, sono sotto scacco perché temono che alzando la voce potrebbero complicare ulteriormente la loro situazione. «Gli unici soldi che ho visto sono i 500 euro ricevuti dalla Croce rossa, che paga in contanti, per le recinzioni per un campo di sfollati», ammette Cesare Innamorati, titolare a Canzatessa, frazione di L’Aquila, di una ditta che fornisce attrezzature da cantiere.
«Eppure siamo operativi dalle 7,30 del 6 aprile, quattro ore dopo il terremoto, e nei primi giorni abbiamo subito un vero assalto: pale, zappe, tubazioni, impianti per il pompaggio dell’acqua». Danilo Di Filippo, proprietario della Officina meccanica Settebagni, che dal 10 aprile ha messo a disposizione due gru da 90 metri per rimuovere le macerie dalla chiesa di San Bernardino e dalla basilica di Collemaggio, vanta già un credito di 250mila euro.
E non nasconde la propria preoccupazione per la tempistica: «Io pago la manodopera a 20 giorni e se entro 90 non ricevo il denaro vado in crisi, perché spendo 15mila euro al mese per il leasing dei mezzi. Sono abituato a prendere i soldi in ritardo, ma con questa congiuntura è diverso. Al massimo entro settembre devono arrivare i soldi di aprilegiugno, altrimenti davvero sono in difficoltà».
Sotto la canicola d’agosto e un predominante muro di silenzio che agevola la versione secondo cui tutto è in ordine sotto il cielo d’Abruzzo, i lavori nelle chiese cinquecentesche di L’Aquila vanno avanti. A credito.
 
Commento:
Alla città di L’Aquila serve l’apparenza, o la sostanza?
L’illusione di aver risolto il problema alloggio destinando a 100 famiglie una casa.
Che il resto delle attività di ricostruzione non ha fondi disponibili e le imprese stanno anticipando gli stipendi indebitandosi, stanno finanziando loro lo Stato che invece dovrebbe dare le risorse economiche per le attività richieste.
 
 “A Teatro senza  contenuti non si arriva lontano, lo spettacolo dura il tempo di una recita, prima o poi gli spettatori tireranno pomodori e chiederanno il rimborso del biglietto e saranno annullate tutte le serate programmate”
 

 

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