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Il sacco di Bagnoli

“La vita è ciò che ci accade mentre ci occupiamo d’altro”; così Raffaele La Capria in “Ferito a morte”. Sembra quello che è successo a noi napoletani in questi ultimi decenni: la nostra vita, la nostra terra, veniva stravolta, deturpata, “ferita a morte” da decisioni incomprensibili, mentre noi ci occupavamo d’altro.
 
Bagnoli, un piccolo paradiso terrestre, con di fronte l’isola di Nisida, diveniva, agli inizi del 1900, sede dell’Italsider, una delle maggiori aziende siderurgiche italiane.
Una storia di “industrializzazione” conclusasi amaramente negli anni ottanta con strascichi occupazionali consistenti. Ma oltre al danno occupazionale l’Italsider ha compromesso, in modo sostanziale, l’ambiente circostante, le coste e il mare.
 
Progetto su progetto, assegnazione su assegnazione, costi su costi, l’area di Bagnoli vede, a tutt’oggi, un totale degrado ambientale a fronte di un fiume di denaro pubblico contestato anche dalla Corte dei Conti, accompagnato da una serie innumerevole di dati incerti, spesso contrastanti, sulla stessa bonifica di tutta l’area.
448 milioni di euro, tra il 1996 ed il 2007 le somme stanziate per la bonifica di cui si sono occupate, in sequenza, prima Bagnoli SpA (società dell’IRI) e poi Bagnoli Futura SpA (società a capitale pubblico), il cui nuovo piano di completamento, approvato nel 2003, prevedeva altri 4 anni di lavori.
 
Tra problemi nel reperire il mai trovato sito di stoccaggio per le scorie (che ora
dovrebbero essere “recuperate” all’interno dell’area del parco di Bagnoli come collinette stabilizzanti del versante franoso di Posillipo) e continue liti con la De Vizia Trasnsfer, a cui è stata affidata l’opera di bonifica,  ad ottobre 2009 risulterebbero bonificate il 54% delle aree e il completamento previsto entro il primo semestre del 2010.
Oltre ai macroscopici ritardi e all’apertura di un’indagine della magistratura sulla qualità dell’operazione di bonifica, sulla questione va sottolineato che la liquidazione della commissione comunale di vigilanza su Bagnoli Futura impedisce una reale informazione sullo stato d’avanzamento dei lavori e, di fatto, annulla i debiti controlli.

Inoltre la Fintecna, proprietaria dei suoli, ancora non ha visto corrisposte le indennità dovute, che, per gli interessi maturati, sono arrivate ad oltre 75 milioni di euro.
 
La gestione politica di tutta la vicenda pone seri dubbi sulla reale intenzione di restituire Bagnoli ai cittadini napoletani”. Luigi De Magistris incalza: “la magistratura è impegnata in indagini importanti sulla riqualificazione di Bagnoli, per far luce su come siano stati investiti i soldi e vinti gli appalti e affidate le consulenze; per capire come abbia lavorato la Bagnoli Futura Spa e se la camorra abbia avuto un ruolo nello smaltimento dei rifiuti. Una materia complessa che chiama in causa la politica, soprattutto del centrosinistra, che a Bagnoli ha realizzato l'esempio "migliore" del suo fallimento.”
 
Dubbi che provengono anche dalle continue modifiche apportate al piano urbanistico per Bagnoli.
 
Un piano urbanistico che ha visto un notevole incremento della cementificazione (da 1.099.696 metri cubi a 1.419.696), ma nel contempo ha visto ridursi le aree destinate alle attività di ricerca produttive e terziarie dal 62% al 17% (da 800mila metri cubi a 249mila), mentre le attività residenziali, commerciali, ricettive aumentano del 134% (da 500mila ad 1milionee 171 mila metri cubi)…in barba al progetto originario e in aiuto alla Bagnoli Futura che nel 2007 dichiarava perdite per 8,1 milioni di euro.
 
Ferita a morte è la nostra città e tradite le nostre speranze in un cambiamento mai avvenuto, nell’attesa di quel “rinascimento” che mentre occupava piazze e musei di musiche e danze faceva scempio del territorio e della dignità dei cittadini.

Stefano Federici

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