ALTRI PRIMATI DI CASA BORBONE-prima parte
Se proprio vogliamo parlare di fabbriche d' armi volute dai Borbone (sono stato spinto a parlarne dopo l'intervento sul mio blog riguardo Mongiana in Calabria) allora permettetemi di stralciare dal mio libro "IL TIRO A SEGNO A NAPOLI" cenni storici riguardanti quest' argomento:
LE FABBRICHE D’ARMI
E’ opportuno esporre a questo punto l’ importanza che Napoli ebbe nella produzione di armi digrande fattura.Molti sono i primati del Regno di Napoli, che a torto vengono troppospesso dimenticati, e di cui una più attenta ed obiettiva analisi può mettere inluce i valori veri.
La priorità che spetta in molti campi dell’arte, della cultura e della tecnica a quello che fu uno degli autentici Regni della nostra penisola, non rimane esclusa anche in una di quelle arti minori, che solo recentemente ha interessato gli studiosi, e che oggi sta assurgendo in alcuni paesi a scienza superiore di livello universitario: lo studio delle armi, nella storia, nella tecnica e nell’arte. Napoli, nel suo periodo aureo, seppe primeggiare anche in questo campo.
Michele Battista si trasferì nella capitale intorno al 1760, se si tiene conto che è giunta fino a noi una coppia di pistole datata “Avellino 1760”. Quesi magnifici pezzi, ad un’attenta valutazione, si rivelano come il suo capolavoro, cioè la prova della sua bravura, fornita per essere ammesso nella Fabbrica Reale, dove furono poi eseguiti gli altri suoi pezzi, debitamente firmati. Del Battista, dopo anni di ricerca, si è riuscito a rintracciare, sparsi in varie collezioni del mondo, una ventina di pezzi: nove fucili, sei pistole, in tre coppie, una fiasca di polvere e tre canne di fucile. La produzione di queste armi si può datare fra il 1760 ed il 1780, con un periodo più fecondo e felice intorno al 1775. I suelencati pezzi sono tutti indiscutibilmente di qualità eccezionale ed è questa una valida ragione per porre il loro artefice all’altezza dei più grandi nomi del suo campo e farne il più importante artista italiano del XIII secolo. Le manifatture bresciane, infatti, in questo periodo erano andate decadendo e ristagnavano in una produzione molto lontana dall’alta qualità con cui si erano affermate nel secolo precedente. Solo la produzione tosco-emiliana si affermava ancora con prodotti di classe, pur se ispirata a schemi fissi tradotti da precedenti bresciani di oltre mezzo secolo più antichi. A dare infine maggior incremento alla fabbricazione delle armi, venne fondato nel 1767, quel Collegio Militare, detto dell ’Annunziatella, che in breve divenne famosissimo.
Negli archivi del Regno delle due Sicilie è stato rinvenuto un contratto del 27 aprile 1758 stipulato dall’avvocato fiscale del tribunale della Camera Michele Colangelo nella qualità di rappresentante regio e tale Liborio Jennaco di Boscotrecase da parte di alcuni suoi concittadini, per l’atto di compravendita di un terreno in località Torre Annunziata (o Annunciata, come si diceva all’epoca) per il prezzo di 1100 ducati, secondo la stima effettuata dall’ingegnere di casa reale Gioacchino Migliano. Su questo suolo sarebbe sorto una grande fabbrica di armi che, insieme all’Arsenale di Castelnuovo, dove si producevano affusti e carriaggi per le artiglierie campali, insieme all’opificio di Poggioreale fondato nel 1835 per la fabbricazione di armi portatili, ed alla Regia Fonderia, avrebbero assicurato piena autonomia alle forze armate napoletane.
“……ad affrancarci da ogni balzello forestiero qui vollesi oziando fondare la fabbrica delle armi sì da fuoco che da taglio”.
Questo diceva l’illuminato sovrano borbonico Carlo III e suo figlio ed erede Ferdinando pensò bene di ordinare, mediante un editto del 10 settembre 1760, di apporre punzoni reali su ogni arma prodotto dalla fabbrica di Torre Annunziata.
Malgrado questa accorta iniziativa, non mancò un incidente occorso al buon Ferdinando.
Con lettera inviata dalla reggia di Portici il 29 ottobre 1803 al sovrintendente di polizia duca D’Ascoli, il re denunziava che “uno dei due schioppi acquistati presso la reale armeria di Largo di Castello si è crepato in modo pericolosissimo. Pertanto si ordina il sequestro delle armi presenti nell’armeria per controllare che i marchi impressi siano veri o falsi”.
Il giorno 11 dicembre venne effettuato il sequestro della bottega con seguente suggellatura. Dopo un accurato esame tecnico delle armi fu stabilito che l’ arma scoppiata era originale ma difettosa e l’armeria venne
dissequestrata il 18 dicembre.
Nella relazione redatta dal duca
D’ Ascoli esiste un’ accurata descrizione della bottega , con particolare riguardo all’ ingresso:
…….sopra la porta d’ ingresso vi è un bassorilievo di più figure.
Al centro è scolpito Vulcano seduto su un sasso. Alla sua destra vi è un uomo che tiene un ferro su di un incudine su cui battono due altri uomini coi martelli e più in fondo vi è un altro uomo che fa fuoco nella fucina. Alla sinistra di Vulcano vi è una donna seminuda, la quale tiene per mano un ragazzo bendato negli occhi. (forse la
moglie di Vulcano col suo figlio Cupido)
Sotto il bassorilievo vi è inciso il seguente distico:
MULIEBER ET SOCII IURANT HIC SEMPER AD IGNEM
CIVIBUS UT REGNI QUALIBET
ARMA PARENT
(La padrona ed i consociati giurano qui sul
fuoco di produrre sempre armi per qualsiasi
cittadino del regno)
E’ importante ricordare che le armi costruite per esigenze militari e di mobilitazione erano conservate in armerie alcune delle quali grandiose come quella di Castelnuovo che ne conteneva più di 280.000!
Da non dimenticare il campo di addestramento militare di Capodichino dello appunto “Campo di Marte” dove potevano manovrare più di 20000 uomini.
Negli archivi del Regno delle due Sicilie è stato rinvenuto un contratto del 27 aprile 1758 stipulato dall’avvocato fiscale del tribunale della Camera Michele Colangelo nella qualità di rappresentante regio e tale Liborio Jennaco di Boscotrecase da parte di alcuni suoi concittadini, per l’atto di compravendita di un terreno in località Torre Annunziata (o Annunciata, come si diceva all’epoca) per il prezzo di 1100 ducati, secondo la stima effettuata dall’ingegnere di casa reale Gioacchino Migliano. Su questo suolo sarebbe sorto una grande fabbrica di armi che, insieme all’Arsenale di Castelnuovo, dove si producevano affusti e carriaggi per le artiglierie campali, insieme all’opificio di Poggioreale fondato nel 1835 per la fabbricazione di armi portatili, ed alla Regia Fonderia, avrebbero assicurato piena autonomia alle forze armate napoletane.




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Commenti
"... questa la caratteristica più singolare del popolo napoletano, l’umanità.
E se questa gente presenta molti pregi e molti difetti – tutti storicamente ben definiti nella loro ragione e nella loro origine - bisogna pur riconoscere che dalla fusione di tali elementi positivi e negativi scaturiscono quelle salienti qualità, che hanno saputo diramare le proprie radici dappertutto, apportando linfa viva al mondo intero."
Cordialmente
Genius
Ho trovato molto interessante la lettura, grazie per il contributo. Grazie anche Genius per il bel pensiero.
Tuttavia credo che anche oggi nella nostra regione esistano entusiasmanti primati nel mondo della moda, artigianato, food, nei trasporti marittimi, persino nell'areospazio. Guardare indietro fa bene, ma pensiamo anche al futuro. Napoli ha tante eccellenze, fior di imprese che sgobbano in silenzio e fanno a pugni per rimanera a galla in questa realtà. Quando possono, queste imprese, cercano il mercato estero per superare problemi endemici del nostro mercato. Non fanno mai sistema, nessuno si fida di nessuno, tutti pensano ai propri profitti condividendo il meno possibile. Le associazioni di impresa viaggiano a braccetto con la politica e sono lobby in cui solo pochi associati hanno spazio per "fare" e tutti gli altri pagano solo la retta o cercano di attingere profitti dall'associazione stessa.
La maggior parte delle imprese pagano tasse pesantissime e, come anche i cittadini, non si vedono restituire servizi ad un livello adeguato.
La domanda che vi pongo è:
Come recuperare l'identità del nostro sistama imprenditoriale per imporlo univocamente al ricco nord Italia e al mondo?
Secondo me dando alla politica una priorità: rendere attrattivo il nostro territorio per gli investimenti. Infrastrutture, lotta alla criminalità e più attenzione all'immagine.
E la camorra dove la mettiamo? La mandiamo ad un corso per "master gestionale d' impresa"?
Se noti, nella mia proposta ho scritto "lotta alla criminalità", cosa credevi che intendessi, la lotta a ladri di biciclette?
La camorra è un problema esteso a livello nazionale (fortunatamente) e non è un caso che un Ministro leghista come Maroni se ne stia occupando con successi senza precedenti.
Non so cosa intendi per "la mandiamo ad un corso gestionale d'impresa". La camorra va annientata e non ci sono altri sorti per un "sistema" così degradante. Purtroppo la camorra controlla numerose imprese, alcune di queste al loro interno hanno dei veri e propri manager.
Io comunque parlavo di un tessuto imprenditoriale sano che in Campania esiste e come.. ed è giusto evidenziarlo all'esterno e costruire infrastrutture al suo servizio.
SONO MOLTO REALISTA: NAPOLI PER RISORGERE, L'HO GIA' DETTO IN ALTRO BLOG, ABBISOGNA DI ALMENO CENTO ANNI. CHI COME TE SPERA ANCORA E' CERTAMENTE DA LODARE, MA CREDO CHE DEBBA SPERARE CHE ALMENO I SUOI PRONIPOTI VEDANO QUALCHE MIGLIORAMENTO. IL METRO DI PARAGONE (CE NE SAREBBERO TANTI)ECCOLO: BAGNOLI ASPETTA GIA' VENTI ANNI PER RISORGERE......E BAGNOLI E' NEL TERRITORIO NAPOLETANO UNA PICCOLA PARTE. A TE LE DEBITE PROPORZIONI. TI CONSIGLIO DI LEGGERE IL MIO BLOG "ALLORA PARLIAMO DI QUESTA NOSTRA CITTA"
Se tu dici che ci vogliono cent'anni perché Napoli risorga, ammetti implicitamente che una crescita c'è, se pur lentissima. E allora incamminiamoci per questo sentiero, così almeno dei cambiamenti anche se minimi li otterremo strada facendo. Diceva qualcuno, di cui non ricordo il nome, che non è indispensabile raggiungere l'obbiettivo, perchè talvolta ciò è impossibile, ma è importante ottenere quei piccoli risultati positivi che, messi insieme uno dopo l'altro, tracciano il percorso che porta alla meta.
Es. Tu dici giustamente che sono vent'anni che il progetto Bagnoli non si realizza. Ma Bagnoli com'era prima ? Forse non ricordi l'Italsider, le ciminiere, il fumo, il puzzo di zolfo?
Beh..il fatto che adesso queste schifezze non ci sono più, mentre in compenso è sorta timidamente la Città della Scienza, qualche locale per il tempo libero, il molo lungo per le passeggiate, non si può non ritenere che sia un piccolo risultato positivo che fa parte di quel percorso ancora molto lungo, di cui dicevo prima.
E allora..ti prego, un po' di positività! Perché il tuo parlare veramente non porta da nessuna parte.
Saluti
Carrispo
Goditi le misere conquiste che hai enunciato io resto della mia opinione, peraltro condivisa da tanta ma tanti tanti, in modo speciale da quelli che conoscono un pò la storia di Napoli, sperando che prima o poi gli ottimisti come te vedano quello che "nessuno" vede o meglio non si vuol vedere! Buona fortuna!
la conosco abbastanza bene: non credere di essere l'unico a conoscerla.
Io sono il primo a sognare i Borboni, ma purtroppo resta un sogno.
Per quanto riguarda poi "le misere conquiste", per quanto chiaro credo di essere stato, mi accorgo di non essere stato compreso.
Allora sai che c'è di nuovo? Tieniti il tuo pessimismo, continua a vedere ciò che gli altri credi non vedano, illudendoti che così si cura il male di questa città. Io, dal canto mio, terrò nel cassetto dei sogni i Broboni -perché quelli sì che sono sogni- e mi accontenterò dei piccoli "miseri" passi.
'A maronn' t'accumpagn' !
Carrispo