Skip to Content

LA NOSTRA CANZONE E' CONOSCIUTA DOVUNQUE! 2a parte

 Nei miei viaggi cerco sempre di sapere se la nostra musica è conosciuta. Capitano cose straordinarie! Ed io collaboro!

In Egitto come a Stoccolma! Al Cairo il pianista-bar era egiziano! A Stoccolma gli artisti di strada erano Bielorussi!

3100510.000m
1011280.000m
5462940.000m

Commenti

 è conosciuta in tutto il mondo ed al tempo dei Borboni era meta turistica più delle altre città italiane, ma che vuoi vivere di ricordi !





AMARCORD !





Amico oggi Napoli è degrado, disordine, prevaricazioni, abbandono totale !





Cazzo ma lo sai che ogni volta che attraverso la strada per andare a lavoro rischio la vita !





E pure noi, ma siamo davvero tanto VIRTUOSI !





Domanda: ma chi compra sulle bancarelle ?





Sondaggio: la domenica mangi il pane fresco o del giorno precedente ?





Aspetto risposte numerose














 Il senso del mio blog era diverso!Avevo inserito nelle due parti due video che mostravano come anche all'estero conoscessero la nostra musica. Ma inspiegabilmente i video non compaiono.....chissà! 

Ciao, ho letto adesso la tua segnalazione, avevi flaggato "video" mentre dovevi flaggare "widget" disponendo di un EMBED, è questa la ragione per cui il filmato non era visualizzabile. "Video" va usato per link a YouTube o similari. E' spiegato nelle disascalie sotto i relativi campi. 
Ho provveduto io a inserirlo..

Per le future segnalazioni usa l'email indicata nel tasto 'aiuto" (progetti@agrelliebasta.it) perché non leggiamo tutto quello che scrivete, sempre.

grazie per la collaborazione, a presto

c.a. piazza cardarelli

In un discorso ... "parlato" è comprensibile che possa sfuggire qualche "volgarità".

Nei discorsi "scritti" si ha la possibilità invece, di correggere eventuali "volgarità" che eventualmente possano essere inavvertitamente essere sfuggite nella foga del commento.

Ricordo che quì in "Città di Partenope" NON sono gradite volgarità.

Genius
   

 Ma le mie comunicazioni riguardo ai video inseriti e non pubblicati non meritano risposta?









Sei rimasto senza risposta ai video, magari se osavi di più con una parolina del tipo caspita, oppure perdirindina forse ti andava meglio.

Fai come sto facendo io mentre  scrivo queste righe, SORRIDI, tanto non ne vale la pena è una battaglia persa !

Prova a vedere cosa succede in via Roma, altezza Galleria e dintorni e ti renderai conto che alla fine . . . . . .

Ciao scugnizzo

c.a. genius
Cazzo
è una parola della lingua italiana, di registro colloquiale basso, che indica, in senso proprio, il pene. Non è un semplice sinonimo del termine anatomico, bensì rappresenta una forma dell'espressività letteraria e popolare. Talvolta nella lingua parlata può essere utilizzato per il compiacimento nell'uso di un termine proibito o di registro eccessivo, il che non può essere reso dal semplice uso di «pene!».[1] Il termine è usato piuttosto spesso nella lingua parlata anche senza correlativo semantico, con la funzione linguistica di "rafforzativo del pensiero", ovvero come un intercalare con funzione emotiva per rendere un'espressione colorita o enfatica. L'uso come intercalare sembra essere diffuso in Italia

però in fin dei conti è meglio usare tale PAROLA solo nella lingua parlata !


ca. genius

Uso lecito della parola " < > << > "

 

"E quella che cazzo e'?" (Sindaco di Hiroshima, 1945)

e ancora

"Da dove cazzo vengono tutti questi indiani?" (Generale Custer, 1877)  

e ancora
"Cazzo, non credevo si arrabbiassero cosi' tanto" (Osama Bin Laden,2001) 

e ancora

"Cazzo, ti somiglia un casino!" (Picasso, 1926)

e ancora 

'Sta torre col cazzo che casca!" (Babele, 5000 AC)

e ancora 

"La vuoi o no quella cazzo di macchina?" (Il presidente della Fifa Blatter all'arbitro Moreno, giugno 2002)

e ancora

"Santita', lo vuole davvero su quel cazzo di soffitto?" (Michelangelo,1566)

e ancora 

"E dai, chi cazzo vuoi che lo scopra?" (Bill Clinton, 1999)

e ancora

"Piogge a tratti un cazzo!" (Noe, 4314 AC)

e ancora

"Ma chi cazzo ho comprato????" (Moratti, tutte le estati)
e ancora


ce ne sono tante, passate un po di tempo a trovarle !!!!

In fin dei conti però  potevo evitare di usare la parola "CHE MI HA RESO VOLGARE", ma in realtà non CREDI CHE SCRIVERE SU QUESTO BLOG sia un poco come: 

 

PARLARE !

anche se vogliamo consideralo fondato (ma non lo è), poteva essere evitato, magari dandomi la possibilità di sostituirlo con una parola SICURAMENTE accettata del tipo   "CASPITA" !

Però non interessa a nessuno che ogni giorno che attraverso la strada per andare a lavoro rischio più volte la vita !

 MA IL VIDEO DOVE E' ANDATO A FINIRE?

amatolamberti
qualche volta anche su città di partenope si rischia di scadere nel puro e semplice "cazzeggio"!

amatolamberti
tutti i turisti che vengono a Napoli vorrebbero ascoltare le canzoni napoletane "storiche" cantate da interpreti di riconosciuto valore, come accade a Lisbona per il "fado". Devono invece accontentarsi di strimpellatori improvvisati che girano per i ristoranti. Anche i "posteggiatori" di una volta non ci sono più e gli imitatori sono impresentabili. Forse sarebbe il caso di copiare Lisbona e dedicare il centro antico ad ospitare locali dove sia possibile ascoltare canzoni napoletane vecchie e nuove eseguite da interpreti di riconosciuta capacità e notorietà.

 Non ne "avevamo" bisogno perchè un tempo la nostra canzone era dappertutto. nei vicoli, nei ristoranti. le "postegge" non erano cose da poco, erano la nostra voce che si faceva sentire attraverso parole e musica. Ormai è tutto finito non posso rassegnarmi ma è tutto finito!

Vi do un'anteprima.. nel mese di ottobre sarà finalmente on line

RADIO PARTENOPE, solo musica partenopea.

L'unica radio tematica basata sulla nostra canzone tradizionale. Sarà possibile ascoltarla in tutto il mondo tramite web.

Un modo nuovo per farsi sentire.

ciao a tutti,

claude

 IL MONDO LA CONOSCE (IN RUSSIA GLI ARTISTI DI STRADA ACCOLGONO I TURISTI ITALIANI) CON" 'O SOLE MIO" E  "'O SURDATO NNAMMURATO" -HO TESTIMONIANZE VIDEO) MA NON E' QUESTO CHE CI GRATIFICA POTREBBE SODDISFARCI SOLO CHE LA NOSTRA MUSICA FOSSE ASCOLTATA NEI LUOGHI DOVE E' STATA CREATA. IL DISCORSO E' LUNGO, NON SI PUO' ESAURIRE IN POCHE BATTUTE...

 POTETE SCRIVERE CON CARATTERI MENO ROBOANTI? OGNI VOLTA DEVO FAR SCORRERE LA PAGINA DEL BLOG PER MOLTO TEMPO.

GRAZIE!

PS SI POSSONO ELIMINARE I COMMENTI VECCHI?





amatolamberti
il problema non è se la canzone napoletana sia conosciuta in tutto il mondo. Anche in Cina, in Giappone, a Teheran, in Turchia, la conoscono e la amano. Il problema è come la canzone napoletana possa sostenere l'economia della città creando ricchezza ma anche posti di lavoro.

 Bisogna rifondare Napoli! Ricordando la storia passata, ammesso che ci siano i presupposti, ci sono da recuperare, ottimisticamente, qualcosa come 50 anni!

 e  basta che c'è sta o sole!





ma ti rendi conto, ma ti esprimo la prossima volta quello che intendo


Salve scugnizzo e un saluto anche ai tuoi ospiti. Mi ha colpito il tuo post ed io non ho dubbi sulla diffusione della canzone napoletana, quello che mi rattrista il cuore è vedere che siamo prima noi napoletani che non sappiamo come si scrive la nostra lingua. Fino a che io non mi era venuto il desiderio di scrivere poesie in vernacolo non me ne ero resa conto, eppure questo nostro patrimonio linguistico non deve essere nè ignorato e tanto meno disperso. Una bella notizia è stata che recentemente l'UNESCO  ha promosso a lingua il nostro dialetto, che è il più conosciuto tra i dialetti d'Italia grazie proprio alla diffusione delle canzoni napoletane. La cosa che mi rattrista è che questo riconoscimento non è venuto dallo Stato italiano.

La lingua Napoletana, patrimonio dell’Unesco

Posted on 17 luglio 2010 dainfosannio

0

 

L’Unesco riconosce il napoletano come lingua, e non dialetto, seconda solo all’italiano per diffusione tra quelle parlate nella penisola. Sicuramente si tratta dell’idioma italico più esportato e conosciuto grazie alla canzone classica partenopea, una delle maggiori espressioni artistiche della cultura occidentale che da più di un secolo diffonde in tutto il mondo la bellezza della parlata napoletana. Una lingua romanza che, nelle sue variazioni, si parla correntemente nell’alto casertano, nel sannio, in irpinia, nel cilento, e nelle zone più vicine di Lazio, Abruzzo, Basilicata, Calabria, Molise e Puglia, ovvero tutti quei territori che nelle antiche Due Sicilie costituivano il Regno al di qua del faro di Messina laddove la lingua nazionale era appunto il Napolitano, mentre il Siciliano era la lingua nazionale del Regno al di la del faro (Sicilia).

Nonostante la meritoria e imponente opera dei grandi scrittori e compositori di musica napoletana classica, dal 1860 in poi, con la perdita d’identità del popolo meridionale, il Napoletano è però purtroppo andato sempre più degradando e oggi si sta trasformando volgarmente per molteplici cause. Prima fra tutte la mancata valorizzazione e il negato insegnamento che stanno mistificando la grammatica e la pronuncia di questa meravigliosa lingua riconosciuta dall’Unesco ma non dallo stato italiano. Di qui, dunque, l’aggressione delle contaminazioni moderne fatte di un volgare slang giovanile e di vocaboli stravolti nel significato. Ad esempio, un vocabolo come “vrénzola”, ossia “cosa da poco (sta ascénno ‘na vrenzola ‘e sole), è stato tristemente trasformato in indicazione di donna volgare.

Iniziative a tutela provano a metterle in piedi timidamente le istituzioni locali e nella seduta del 14 Ottobre 2008, il Consiglio Regionale della Regione Campania approvò un disegno di legge d’iniziativa provinciale sotto titolo “Tutela e valorizzazione della lingua napoletana”. La risoluzione attende però di trovare il suo seguito con adatte soluzioni strutturali che permettano ai più giovani di imparare grammatica, ortografia e dizione corrette.
Provate a chiedere a un napoletano, per esempio, la differenza tra apostrofo e aferesi, elementi cardini della scrittura partenopea.

Probabilmente resterà muto al sentire la seconda, ovvero quel segno diacritico che deve precedere un articolo determinativo. E qui si presenta il più frequente degli errori di scrittura oggi ravvisabili sulle insegne e sui manifesti pubblicitari in napoletano: l’articolo “il”, che si traduce in “lo” per poi divenire tronco ponendovi l’aferesi, appunto, che ne cancella la consonante iniziale, viene frequentemente scritto o’, con l’apostrofo dopo la o che segnala un’elisione inesistente, mentre andrebbe scritto ‘o, con l’aferesi che invece cancella la consonante iniziale e la sua pronuncia nella parola.
È un piccolo ma significativo esempio a cui a cascata ne potrebbero seguire tantissimi. E allora, per dare un senso didattico a questo scritto, prendo a spunto un’insegna (vedi foto), come tante se ne vedono al centro di Napoli, che è l’esatta fotografia di questa perdita di patrimonio linguistico.

Vi si legge “A’ TAVERNA DO’ RÈ”, e chi conosce e ama la lingua di Partenope non può non trasalire. Sei errori sei in una sola stringata frase! Va detto subito che la forma grammaticale napoletana corretta è: ‘A TABERNA D’ ‘O RRE. E vediamo perché.

Come detto, l’articolo determinativo “la” diventa tronco e vi si pone l’aferesi che cancella la consonante iniziale, non l’apostrofo dopo la a. La parola “Taverna” in Napoletano è più correttamente tradotta in “Taberna”, vocabolo derivante dalla lingua spagnola; ma questa è poca cosa di fronte alla preposizione articolata “del” che in napoletano diventa “d’ ‘o”, ovvero “de lo” in cui si pone l’apostrofo dopo la d che sancisce l’elisione della o e la dizione tronca, nonchè l’aferesi prima della o (vale il discorso dell’articolo “la”). Infine, in molti casi, l’articolo determinativo singolare maschile fa raddoppiare la consonante della parola che segue per indicarne e sottolinearne la dizione corretta, come nel caso di “il Re” che diventa ‘o Rre e non ‘o Ré con una sola erre e con l’improprio accento sulla e.

Insomma, un’insegna che non insegna ma disorienta e che fa tristezza pensando a quanto valga la nostra lingua e cosa significhi per la nostra cultura identitaria, che non è seconda a nessuno nel mondo.
Ai meno superficiali non resta che andare in libreria e dotarsi di testi di grammatica napoletana o spulciare in internet dove è possibile recuperare piccoli ma utilissimi saggi. Si salvi chi vuole, dunque, e trasferisca poi ai propri figli. (di Angelo Forgione)

Ci stiamo sempre più indirizzando verso le autonomie regionali.
E allora, in quest'ottica sarebbe opportuno che la lingua napoletana fosse insegnata anche a scuola contestualmente a quella italiana.

Quando mio figlio era nella fase dell'apprendimento della lingua, io gli insegnavo anche il napoletano, facendo  però attenzione che lo tenesse ben distinto dalla lingua italiana, per evitare  confusione  fra le due lingue.
In proposito mi piace ricordare  come egli si divertì quando gli insegnai  la frase " te ne 'a  i' " (non so se lo scritta bene).  In verità essa diverte e sorprende anche me, soprattutto nell'osservare quanto di estremamente sintetico ci sia in questa frase quando la si raffronta con la stessa  detta in italiano.  Forse la trasformazione che essa ha subito nel tempo, è transitata per quest'altra forma. "te ne hai da andare".

Comunque, sarebbe veramente bello che sulla pagella scolastica fra le altre  materie ci fosse scritto anche  "Napoletano"

 Saluti
  Carrispo

Prima o poi accadrà che anche nelle scuole statali di Napoli insegneranno il napoletano , in questi giorni ho sentito la notizia al telegiornale che in uno dei Comuni della Lombardia, nella scuola elementare di Lodi, ora insegnano il dialetto milanese. Non vedo perchè dovrebbero ostacolare questa iniziativa a Napoli. La nostra lingua è un patrimonio importante che non si deve disperdere.

 A LODI INSEGNERANNO IL DIALETTO MILANESE? POVERI ILLUSI COME SE A NEW YORK O ZANZIBAR CONOSCESSERO LA CANZONE MILANESE! 



AMMESSO CHE ESISTA! COSE DA PAZZI!







Ciao scugnizzo, la questione non è se a New York o a Zanzibar conoscono il milanese o no, è che noi  stiamo perdendo il nostro dialetto e quindi anche la nostra cultura e dobbiamo riappropriarcene, già si fanno sentire gli effetti della globalizzazione che ci omologa in maniera esponenziale, poi, mettiamoci pure che da soli, senza fare sforzo, perdiamo per strada le nostre radici. Credi che questo capiti solo a Milano? Pensi che poichè a Napoli si parla di più il dialetto non lo stiamo perdendo? Beh, io ti dico che prima di mettermi a scrivere poesie in napoletano pensavo di conoscerlo ma ho capito che sono realmente pochi i napoletani che lo sanno parlare e scrivere correttamente, ma dico proprio noi? Noi che abbiamo un dialetto così versatile che ci invidiano in tutto il mondo per la sua musicalità ed espressività da spingere persino la Cina a tenere corsi di studi in alcune scuole su questa nostra magnifica lingua e proprio noi napoletani la trascuriamo?  Mi dirai che abbiamo problemi molto più seri da risolvere , credimi, se ci riappropriamo della nostra  cultura ci
riprendiamo anche il nostro vero orgoglio napoletano il che ha una ripercussione positiva su tanti altri aspetti della nostra vita.

 Non è che salvando il nostro dialetto salviamo Napoli! Oltretutto il nostro dialetto è immortalato in opera che resteranno immortali nei secoli! Non so se l'hai letto ma io sono nipote di un certo "Gigi Pisano" che tu certamente, interessandoti di cultura napoletana, conoscerai e provengo da una famiglia di attori quindi non sono a digiuno in questo campo ma....non basta, ripeto, salvare il nostro dialetto è dove collocarlo come fatto culturale che mi spaventa. Comunque noto che sei pervasa di ottimismo, io non più, forse sono troppo realista.

E' ovvio che non risolviamo tutti i problemi solo con la lingua, e l'ho pure sottolineato, si, a costo di sembrarti ingenua, io voglio essere positiva, la realtà e già fin troppo dura che non desidero vederla ancora più dura con il mio pessimismo. Io credo nella vuona volontà di tanta gente che a Napoli soffre ma non vuole cedere alla negatività. Credo anche che i cambiamenti non avvengono all'improvviso, dobbiamo riappropriarci  della nostra dignità di  napoletani e credo che un pò alla volta stia già accadendo.

 Non polemizzo sono contento per la tua positività e non posso convincerti, speriamo che te la cavi! Io andrò via prima o poi da Napoli non per vigliaccheria, ma unicamente per stanchezza! Nun ci'a facce cchiù!(spero che sia scritto bene altrimenti ti prego di correggere!) A presto!  Carlo Amato (hai letto il mio blog relativo allo "sport nobile"in cui Napoli di un tempo era grande? Fammi sapere) 

Ciao Carlo....capisco che vuoi andare via da Napoli, tempo fa ci provai anche io animata dalle tue stesse frustrazioni. E' stato un bene essere andata via per tre anni da Napoli, perchè quello è stato il periodo in cui io sono riuscita a vedere quello che di buono avevo lasciato e non ci crederai, mi mancavano anche i suoi difetti.

Mi hai chiesto di correggerti il napoletano scritto, io non sono molto brava , sono appena all'inizio del mio studio sulla lingua napoletana, ma siccome mi piace fare un pò la "maestrina" potrei dirti che l'espressione che tu hai scritto "Nun ci'a facce cchiù" in realtà si scrive " Nun ce'a faccio cchiù".

Non sono ancora molto pratica di questo sito, devo imparare come si fa ad andare a vedere i post degli altri blog, appena l'avrò capito leggerò il tuo articolo sullo "sport nobile".

 Scorri le freccette e vedi tutti i miei blogs. Fammi sapere!

Ti troverai bene. Ti troverai meglio se non dirai mai che sei napoletano.

Saluti e auguri
  Carrispo

Un tempo fa avrei detto la stessa cosa anche io, Carrispo, oggi, invece, dico il contrario. Quando ero fuori di Napoli, mi ricordo che dovevo sempre vergognarmi di essere napoletana, questa cosa mi pesava troppo, oggi io mi ribello a questo, non è giusto che noi paghiamo per le malefatte di altri che sono napoletani solo di nascita . Io rivendico il diritto sacrosanto di essere napoletana e lo voglio gridare a tutto il mondo e chi non vuole sentire questo grido, si otturasse pure le orecchie!

Ero a Barcellona e mi fu chiesto: come va la "munnezza" a Napoli? Io senza scompormi risposi: Innanzitutto quando voi Catalani eravate ancora nelle caverne quando Napoli era già grande! Il decadimento di una città a volte non deve far vergognare di appartenerle! Io non chiedo certamente a voi perchè vi divertite tanto ad ammazzare i tori anche se per noi è una cosa spregevole ma in fondo capisco che fa parte della vostra cultura. Voi non dovete informarvi sulla nostra "munnezza" perchè noi non dobbiamo informarci sulla vostra voglia di indipendenza da Madrid! A ciascuno il "suo"!

Vedi come esce fuori il tuo orgoglio napoletano? Se te ne vai via da Napoli, ti ritroverai a difenderla sempre e comunque perchè tu ce l'hai nel sangue. Anche io sono orgogliosa della Napoli del passato, ma non è più tempo di fare i nostalgici, dobbiamo rimboccarci le maniche oggi , basta con la rassegnazione, abbiamo tante risorse positive che si devono sfruttare e so che tu la pensi come me, altrimenti oggi non saresti un cittadino partenopeo.

Mi sento tradito dalla mia gente che, scusami il gergo, chiagne e fotte! Tutti vogliono rimboccarsi le maniche per combattere contro i mulini a vento, fatelo pure, ma poi vi rintanate nel vostro condominio dai viali puliti e non vi accorgete dello sconcio che vi circonda. Come gli struzzi che nascondono la testa sotto la sabbia. Se conoscete la storia di Napoli capirete che è tutto inutile, e se non la conoscete leggetevi qualcosa sulla nostra città almeno dal 7 settembre 1860, maledetto giorno in un maledetto individuo, Garibaldi, servo di una maledetta casa regnante entrò nella nostra città, e poi potremo discuterne. Sono incazzato nero! Scusa! (visto che il blog è diventato troppo pieno, dove l'argomento della canzone partenopea è stato dimenticato, ho aperto un altro blog più mirato, aspettandomi intervento concisi, determinanti  e non fiumi di parole, grazie!)

Siamo già
imprese