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Campania:Produrre biodiesel dalle terre della camorra

E’ stato firmato oggi il protocollo d’intesa tra Regione Campania, Ente autonomo Volturno, gestore dei trasporti pubblici regionali, TechnoDistrict e l’arcidiocesi di Capua che da il via al progetto “Agro-Energy”.
Il progetto è molto interessante perchè consiste nel coltivare alcuni terreni dell’agro aversano, sequestrati alla camorra, con essenze oleaginose utili a produrre biodiesel. Oltre al valore simbolico di strappare la terra ai camorristi, c’è anche un risvolto ecologico che va anche oltre la riduzione del consumo degli idrocarburi.
I terreni sequestrati, infatti, spesso sono contaminati a causa degli sversamenti illegali di rifiuti. Ciò ne pregiudica ogni tipo di sfruttamento per scopi alimentari. Ecco allora l’utilità di coltivarlo per produrre biodiesel: si rimette in produzione il terreno per scopi non alimentari e, contemporaneamente, si aiuta il terreno a smaltire gli inquinanti tramite la coltivazione.
In totale saranno circa 2.800 gli ettari interessati da queste coltivazioni che, oltre a produrre petrolio verde utile a far viaggiare 53 autobus dei trasporti pubblici, daranno una nuova speranza ad una terra martoriata dall’ ecomafia.

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Commenti

 a quando un piano per ridurre le emissioni nei porti? pensare che nelle città portuali l'80% dell'inquinamento da zolfo è prodotto dai motori diesel ausiliari delle navi attraccate in banchina: e Napoli, che non ha neanche in progetto di costruire una banchina elettrificata, ha tra le cifre più alte... anche Venezia si sta dotando di fotovoltaico per il porto... quando ci muoveremo?


Per nutrire un essere umano per 1 anno occorre una produzione “equivalente” di 500 Kg  di cereali all’anno.
Per far muovere per 1 anno un automobile alimentata con biocarburanti, considerando una media di 20.000 km all’anno e un consumo di circa 7 litri ogni 100 km, occorreranno circa 3.500 Kg di cereali all’anno.
Credo di interpretare la coscienza di molti cittadini definendo la scelta di utilizzare i cereali come carburanti  “moralmente inappropriato” considerando che “oggi”  nel mondo c’è una popolazione di circa
1 miliardo di persone che muore regolarmente di fame.
Si mette in competizione l'alimentazione umana con quello di una macchina, con i rischi gia vissuti nel 2007 di aumento del prezzo dei cereali per speculazioni finanziarie legate ai biocarburanti.

Non me la sento di sostenere l’iniziativa eticamente ... discutibile.

 
Con …  riflessione
Genius

    

amatolamberti
La Campania è una terra avvelenata, dai rifiuti, dalla camorra, dalla corruzione, da politici affaristi e legati ai clan criminali. Per quanto riguarda l'inquinamento da rifiuti basta mettere sulla cartina i siti, scoperti dai carabinieri e riportati nei rapporti sulle ecomafie da dieci anni a questa parte, dove sono stati seppelliti rifiuti tossici e nocivi. In quelle zone, e sono più di un terzo del territorio regionale (ma se leviamo Salerno, Avellino e Benevento siamo oltre i 2/3), non si dovrebbe coltivare niente che possa essere destinato all'alimentazione umana, prima di avere effettuato una bonifica radicale (che secondo alcuni studiosi è praticamente, vale a dire economicamente, impossibile).   L'unica strada percorribile, per evitare di ammazzare i contadini, sono le coltivazioni per uso industriale. Come ambientalista storico, vista l'età, personalmente non sono impressionato dal fatto che mais, soia, e altri prodotti coltivati su terreni avvelenati, e quindi non utilizzabili per l'alimentazione umana, possano essere destinati ad un uso industriale. Ma oggi ci si sta orientando verso piante, come la jatrofa, che non sono alimentari e hanno rese di olii molto più interessanti per la produzione di biodiesel. L'importante è togliere dal mercato alimentare tutti i prodotti, compresi la frutta e le verdure, coltivati in terreni avvelenati.  

Nessuno nega che esistano dell aree "avvelenate" ma dichiarare che quelle aree non "conviene" bonificarle sgnifica condannare l'agricoltura campana e tutte le sue attività derivate dall'allevamento e dalla trasformazione dei suoi prodotti alla "ESTINZIONE".

Il programma nazionale di bonifica redatto dal Ministero dell'Ambiente ha individuato in Italia ben 54 siti di interesse nazionle da "bonificare e recuperare". 

Dichiarare che non esistono alternative e quindi che siano "irrecuperabili" mi sembra molto ... scoraggiante.

Senza volere essere cinico, porto l'esempio (infelice) di un drogato che ha il corpo intossicato dai veleni che ha addosso, non "deve" essere "curato" perchè tanto ... non c'è nulla da fare ... deve morire.

Non credo sia l'atteggiamento più ... corretto da  seguire.

In totale in Italia sono 54 i Siti contaminati di Interesse Nazionale (SIN) censiti dal Ministero dell’ambiente nel Programma nazionale di bonifica, in base alle caratteristiche dell’area, alla quantità e al tipo di sostanze inquinanti e alla gravità del rischio sanitario e ambientale.
Si tratta di 639.414 ettari (più di 600.000 campi da calcio) di terreni inquinati, alcuni dei quali, i cosiddetti “megasiti” (come Casal Monferrato: 74.325 ettari; Litorale Domizio Flegreo: 140.755 ettari; Sulcis: 356.353 ettari), con livelli ed estensioni della contaminazione del suolo e delle acque di falda tali da ipotizzare non meno di 25 anni per un recupero totale (Annuario dei dati ambientali Apat 2006).
Ai SIN bisogna poi aggiungere le migliaia di siti di interesse e competenza regionale: 15.000 quelli potenzialmente contaminati e più di 4.000 quelli accertati da bonificare (Annuario dei dati ambientali Apat 2006).
Tra i siti inquinati spiccano i cosiddetti brownfields, ossia le ex aree industriali o commerciali ormai abbandonate e inattive, che si trovano spesso all’interno del territorio urbano, soprattutto nelle regioni del Nord Italia, dove in passato si è avuto il più intenso sviluppo industriale (Lombardia, Piemonte e Veneto) e che quindi hanno un’elevata potenzialità economica. Nel Centro-Sud, invece, dove lo sviluppo industriale si è concentrato in un limitato numero di aree, sono presenti poche, ma estese zone contaminate.
 

Per quanto riguarda invece l'aspetto etico per la produzione dei biocarburanti mi riferivo al fatto che i governi dovrebbero scoraggiare queste coltivazioni che nel mondo stanno prendendo il posto di foreste (alberi tagliati = meno ossigeno) e terreni fertili non vengono coltivati per alimentazione umana ma per speculazioni di multinazionali dell'OGM, come la Monsanto Company, che con le sue biotecnologie detiene il monopolio mondiale, e di conseguenza le sorti della alimentazione di milioni di persone.

Ripeto, non voglio sembrare polemico, ma credo che l'argomento meriti maggiore attenzione ed approfondimento dal punto di vista ... etico.

Trovo invece da sostenere la produzione di biocarburanti da scarti di lavorazione di olii "usati" provenienti dalla frittura degli alimenti.

Questo semplice gesto consente "raccogliendo" l'olio, di contribuire a risolvere due problemi, lo smaltimento corretto del rifiuto e la produzone di biocaburante, con notevoli vantaggi per tutti.

In alcuni comuni della provinvia di Napoli già è iniziata la raccolta, per il momento è rivolto alle abitazioni, ma credo che la migliore applicazione sia quello di raccoglierlo nei migliaia di esercizi commenciali (friggitorie, pizzerie, ristoranti, e quant'altro) per ottenere maggiori quantità da trattare e ricevere un ritorno economico adeguato per giustificarne l'attività di raccolta in maniera "positiva" anche in termini di "costi" di gestione.

Cordialmente
Genius

      

Genius ha scritto:

"Per quanto riguarda invece l'aspetto etico per la produzione dei biocarburanti mi riferivo al fatto che i governi dovrebbero scoraggiare queste coltivazioni che nel mondo stanno prendendo il posto di foreste (alberi tagliati = meno ossigeno) e terreni fertili non vengono coltivati per alimentazione umana ma per speculazioni di multinazionali dell'OGM, come la Monsanto Company, che con le sue biotecnologie detiene il monopolio mondiale, e di conseguenza le sorti della alimentazione di milioni di persone."

Che la questione degli ecocarburanti sia scivolosa, è un dato di fatto: in genere tutte le soluzioni "semplici" a problemi complessi, lo sono. In realtà, quella delle biomasse non è affatto una soluzione, ma in parte potrebbe risolvere alcuni problemi, tra cui proprio quello dell'anidride carbonica e dei gas serra: per esempio, una coltivazione come quella del miscanto, garantisce un assorbimento di Co2 di tre volte maggiore rispetto agli alberi nelle foreste (i dati riguardano ovviamente l'assorbimento di Co2 per ettaro), dato che le foreste stesse producono anidride carbonica a causa della decomposizione organica. Peraltro, non tutte le coltivazioni da biomassa sono OGM, nè necessariamente tolgono superfici di terreno coltivabile: sempre con riferimento al miscanto, l'utilizzo di questa coltivazione assolutamente OGM-free come pianta "ornamentale" nelle aiuole e nei parchi è ormai una realtà in alcune città della penisola iberica e degli Stati Uniti.

Il rischio vero, quando si parla di de-forestazione, quindi, riguarda piuttosto l'indebolimento della diversità biologica, con l'estinzione di massa di intere specie animali (grandi mammiferi, rettili, ma anche e soprattutto insetti ed aracnidi).

tornando però vicini a noi, è un dato di fatto assodato che "senza soldi, non si cantano messe": dunque, come giustamente dice il sig. Lamberti, in una terra devastata come la nostra, è giusto continuare a coltivare prodotti "genuini" alla diossina? o non è invece consigliabile cominciare coltivazioni ecosostenibili, OGM-free che almeno ci consentano di chiudere qualche centrale a turbogas? Peraltro, oggi come oggi, la produzione di cibo, in Campania, eccede le richieste al punto che molti agricoltori sono costretti a lasciar marcire il prodotto nei campi.

Fermo restando questo, il discorso che fa Genius è e rimane sacrosanto e giustissimo in un'ottica globale, specie guardando all'Africa ed all'Amazzonia.



Cordialmente,

Federico.

amatolamberti
Quando eravamo giovani gridavamo: "Siamo realisti, vogliamo l'impossibile". Non abbiamo ottenuti grandi risultati. Con l'olio delle fritture recuperato a Napoli ci facciamo viaggiare le auto dei napoletani forse per qualche minuto.La bonifica di terreni inquinati da sostanze tossiche costa decine di milioni di euro ad ettaro, ed è quindi praticamente impossibile, come dicono i dati forniti da Genius. L'esempio di Bagnoli, che è un sito inquinato ma non da sostanze tossiche che producono percolato, dovrebbe insegnare qualcosa. Avranno anche rubato molto ma i costi della bonifica sono elevati. Con il passaggio alla coltivazione di piante per produrre biodiesel i contadini ci guadagnano almeno dieci volte e quindi qualcuno potrebbe pensare anche ad investire nel settore, della coltivazione come della produzione. La Monsanto, per inciso, ha abbandonato le biotecnologie alimentari (su cui comunque si continuano a dire molte inesattezze) e si dedica a quelle farmaceutiche e mediche (chissà perchè i medicinali biotecnologici che pure entrano nell'organismo non fanno paura a nessuno!) 

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